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22.04.2015 - Amnesty International

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Amnesty: “Piano d’azione” per porre fine alle morti nel Mediterraneo
(Foto di Amnesty International)

Condizione:
Nuovo con scatola: Oggetto nuovo, non usato e non indossato, nella confezione originale (scatola o borsa) e/o con ... Maggiori informazionisulla condizione
Tipo Scarpa: Low-Top
Marca: Adidas Materiale: Sintetico
Allacciatura: Lacci Tipo: Sneaker moda
Suola: Sintetico EAN: Non applicabile
Altezza tacco: Piatto (Meno di 1,3 cm) Tipo Di Tacco: Piatto
Imbottitura: Tessile Codice articolo: BY8762
Colore esatto: Grigio
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Alla vigilia di un vertice straordinario a Bruxelles, Amnesty International pubblica un piano d’azione che invita i governi europei ad adottare misure immediate ed efficaci per porre fine alla catastrofe in corso, che ha causato la morte di migliaia di rifugiati e migranti.

Il documento “L’Europa affonda nella vergogna. Il mancato soccorso di rifugiati e migranti in mare” documenta le testimonianze dei sopravvissuti ai naufragi. Descrive le sfide e i limiti delle attuali operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e stabilisce modalità attraverso le quali possono essere risolti. Chiede il lancio immediato di un’operazione umanitaria per salvare vite umane in mare con navi, aerei e altre risorse adeguate, che pattuglino dove le vite sono in pericolo.

“I leader europei che si riuniscono a Bruxelles devono cogliere quest’occasione storica per porre fine a una tragedia umanitaria di proporzioni titaniche e che cresce a dismisura”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale.

“La negligenza dell’Europa nel non riuscire a salvare migliaia di migranti e rifugiati in pericolo nel Mediterraneo è simile a quella di pompieri che rifiutano di salvare le persone che saltano da un palazzo in fiamme. La responsabilità dei governi ‘deve essere evidentemente non solo quella di spegnere il fuoco, ma anche di afferrare coloro che si lanciano dal davanzale della finestra”.

Lunedì scorso, contrariamente alle politiche del passato, l’Unione europea si è impegnata a rafforzare la propria capacità di ricerca e soccorso e gli stati membri devono ora tradurre questa promessa in azione.

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Il documento di Amnesty International mostra come la decisione di porre fine all’Operazione umanitaria della Marina militare italiana, Mare Nostrum, alla fine del 2014, abbia contribuito a un drammatico aumento delle morti di migranti e rifugiati in mare. Se i dati dei più recenti incidenti sono confermati, ben 1.700 persone sono morte quest’anno, 100 volte di più rispetto allo stesso periodo del 2014.

La teoria mai provata secondo la quale Mare Nostrum abbia agito come un “fattore di attrazione” è stata ormai confutata anche dai dati che mostrano come il numero di rifugiati e migranti che hanno tentato di attraversare l’Europa via mare sia aumentato dalla fine dell’Operazione. Infatti, il 2015 ha già visto un numero record di rifugiati e migranti tentare di raggiungere l’Europa via mare, di cui oltre 24.000 sono approdati in Italia.

Dopo la chiusura di Mare Nostrum, i governi europei hanno incaricato l’agenzia Ue per il controllo delle frontiere, Frontex, di istituire l’Operazione Triton.

Tuttavia, Triton non è un’operazione di ricerca e soccorso. A differenza delle navi di Mare Nostrum, la cui operatività era estesa a sud di Lampedusa fino a circa 100 miglia nautiche, Triton è limitata a un pattugliamento di frontiera fino a 30 miglia nautiche al largo delle coste italiane e maltesi, lontano da dove la stragrande maggioranza delle imbarcazioni entra in difficoltà.

La stessa Frontex ha ammesso che le sue risorse sono “adeguate al suo mandato, che è quello di controllare i confini dell’Unione europea, non di pattugliare 2.5 milioni di km del Mediterraneo”. Gran parte delle operazioni di ricerca e soccorso ricadono quindi sulle navi della Guardia costiera italiana. L’Ammiraglio Giovanni Pettorino, capo dei reparti operativi della Guardia costiera, ha dichiarato ad Amnesty International che le sue navi “non saranno in grado di prenderli tutti, se rimaniamo gli unici ad andare là fuori”.

Anche le navi mercantili svolgono un ruolo importante nelle operazioni di salvataggio in corso, anche se non sono progettate, equipaggiate o addestrate per il soccorso marittimo. Tuttavia, nonostante gli sforzi di tutti gli attori citati, e il salvataggio di almeno decine di migliaia di vite quest’anno, non ci si può aspettare che questi affrontino l’ampiezza della crisi umanitaria in corso da soli.

I numeri dei naufragi

Si stima che il 18 aprile 2015 oltre 800 migranti e rifugiati siano annegati durante il tentativo di salvataggio da parte di una nave mercantile. La loro imbarcazione si è capovolta quando coloro che erano a bordo sono balzati da un lato, secondo quanto riferito dalla Guardia costiera. Ciò ricorda le testimonianze dei sopravvissuti di altre tragedie, incluse quelle citate nel documento di Amnesty International.

Mohammad, un uomo di 25 anni, palestinese dal Libano, ha descritto come, il 4 marzo 2015, l’imbarcazione con 150 persone a bordo sulla quale viaggiava si è capovolta quando un grande rimorchiatore si è avvicinato per assisterli. “Hanno gettato una scala di corda … Molti hanno cercato di saltarci su e la barca si è capovolta… sono caduto in acqua … Immirdan, una donna siriana è morta con il figlio di un anno”.

Come il settore dei trasporti marittimi ha riconosciuto, grandi salvataggi da parte di navi mercantili comportano molti più rischi e sottolineano la necessità di un’operazione umanitaria professionale.

Il 31 marzo 2015 i rappresentanti delle principali associazioni del settore di trasporto europeo e mondiale e i sindacati dei marittimi hanno descritto la situazione attuale come “insostenibile” e hanno chiesto agli stati di aumentare le risorse e il supporto per le operazioni di ricerca e soccorso. In una dichiarazione congiunta hanno dichiarato “…è inaccettabile che la comunità internazionale faccia sempre più affidamento sulle navi mercantili e sui marittimi per intraprendere sempre più salvataggi su larga scala”.

Il 8 febbraio 2015 a seguito di una richiesta di soccorso, la Guardia costiera italiana ha sfidato l’alto mare e le temperature glaciali per salvare 105 persone da un gommone sovraffollato. La loro imbarcazione era parte di un gruppo di quattro che era partito dalla Libia il giorno prima e aveva avuto dei problemi. Oltre 330 rifugiati e migranti sono morti quel giorno. Oltre a due navi commerciali della zona, solo la Guardia costiera italiana era a disposizione per fornire assistenza.

Ma le strutture sulle due motovedette scoperte erano insufficienti a fornire calore e riparo ai naufraghi e 29 di loro sono morti di ipotermia a bordo. Salvatore Caputo, un infermiere a bordo di una delle navi della Guardia costiera, ha detto ad Amnesty International: “Per tenerli al caldo li abbiamo fatti ruotare all’interno della cabina, ma è stato tutto molto difficile… Ero così infuriato: salvarli e poi vederli morire così”.

Pronti ad agire

Massimiliano Lauretti, un capitano della Marina italiana, ha dichiarato ad Amnesty International che un’operazione umanitaria potrebbe essere organizzata in pochi giorni se si ricevesse un ordine in tal senso.

“La Marina italiana è pronta. Abbiamo procedure ben collaudate. Abbiamo sviluppato la nostra esperienza. Se ci viene chiesto, siamo in grado di riavviare un’operazione umanitaria in un tempo molto breve, 48-72 ore, più o meno”.

Amnesty International chiede a tutti i capi di stato e di governo presenti al vertice di domani, giovedì 23 aprile, di istituire immediatamente un’operazione efficace per salvare vite umane in mare. Essi devono autorizzare il dispiegamento immediato delle risorse navali e aeree sufficienti lungo le principali rotte di migrazione per salvare le persone. Fino a quando ciò non avverrà, i governi europei devono fornire urgentemente all’Italia e a Malta il sostegno finanziario e logistico che consenta di intensificare la loro capacità di ricerca e soccorso.

“L’opportunismo politico ha portato alla falsità che non fare nulla fermerà il flusso di persone. Gli eventi recenti hanno dimostrato che ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità e sta avendo conseguenze catastrofiche”, ha dichiarato John Dalhuisen.

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“Giovedì i leader europei possono finalmente agire concretamente. Non ci possono più essere scuse per evitare ulteriori morti.”

Ulteriori informazioni

Un Consiglio europeo straordinario si terrà giovedì 23 aprile a Bruxelles e vedrà la partecipazione di capi dei governi Ue. In vista di questo importante incontro, Amnesty International ha scritto ai ministri della Difesa, Pinotti, dell’Interno Alfano, degli Affari Esteri, Gentiloni, e delle Infrastrutture e Trasporti, Delrio, per chiedere che si adoperino affinché i governi europei lancino urgentemente una operazione umanitaria multinazionale per salvare vite nel Mediterraneo, dispiegando lungo le principali rotte migratorie risorse navali e aeree adeguate alle dimensioni della crisi in corso.

Il 20 aprile il Consiglio degli Affari interni ed esteri riunitosi a Lussemburgo ha annunciato un piano d’azione in dieci punti sulla migrazione. Questo piano riconosce la necessità di affrontare con urgenza le carenze nelle operazioni di ricerca e soccorso.

Amnesty International ritiene che ciò segni una rottura positiva rispetto alla precedente politica di rifiuto e vuota retorica, tuttavia l’organizzazione mette in guardia su alcuni dettagli. Ad esempio, il campo di applicazione pieno della zona delle operazioni, le risorse e le attività messe a disposizione per la ricerca e il soccorso e la pianificazione saranno cruciali per stabilire la capacità effettiva di salvare vite.

Una delegazione di Amnesty International sarà a Lampedusa il 23 e a Catania dal 23 al 25 aprile.

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